La prima parte dell’intervista a Gustavo Zagrabelsky

La seconda parte dell’intervista a Gustavo Zagrabelsky

Gustavo Zagrebelsky inizia l’intervista del 10 luglio 2013 a Torino citando Rousseau: se in uno Stato i cittadini pagano solo le tasse quello Stato è morto. Democrazia significa impegno partecipazione, pagare le imposte (fatto che di per sé sarebbe già importantissimo per il nostro Paese) non deve essere una delega, un liberarsi dalle responsabilità.
La democrazia è una forma di governo difficile e fragile, va realizzata in continuazione come un obiettivo sempre da raggiungere.
Questa discussione apre al ruolo del così detto del privato sociale, del terzo settore, pezzi di società che si prendono cura della dell’altro, della comunità. Fare del bene come fare la cosa giusta, fare del bene per rimuovere le cause di ingiustizia, gli ostacoli al raggiungimento (quotidiano) dell’uguaglianza sostanziale.

Gustavo Zagrebelsky nella seconda parte dell’intervista prosegue il ragionamento sulla democrazia, sull’esercizio della democrazia, approdando alla Costituzione repubblicana. Discute e ci aiuta a riflettere sulla nostra Carta: dal primo articolo alla necessità di ricordare l’articolo 9 per lungo tempo dimenticato: la tutela del paesaggio.
La discussione si chiude così sulla terra e sulla cura della terra per riapprodare al volontariato da cui la discussione era salpata.

All’incontro con Gustavo Zagrebelsky erano presenti anche Giovanni Realdi e Irene Barrichello che ringrazio non solo per la sensibilità. Giovanni sul suo blog ha raccontato gli incontri (bioresistenti) piemontesi: Il filo rosso della resistenza, la prima delle ultime colline.

Domani inizia “Campo(longo) di giustizia sociale” siamo convinti che #antimafiasociale e #agricolturaresponsabile siano manifestazioni di impegno nella costruzione quotidiana di una comunità aperta, capace di accogliere, in grado di non dare a nessuno come favore ciò che gli è dovuto per giustizia.